PARLIAMONE CON... ANDREA ROVERE

Su razzismo, disagio e confusione fra cause ed effetti

I tragici fatti di Macerata rischiano di aggravare le tensioni sociali nel paese. Ma come inquadrare correttamente la situazione tenendosi alla larga dalle logiche antitetico-polari?

Intorno alla tragica vicenda del clandestino nigeriano, reo di aver smembrato ed occultato il corpo di una giovane ragazza romana a Macerata, si continua ad indagare (le cause della morte della giovane sono ancora da chiarire) e a polemizzare.
Allo stesso modo, una pioggia di polemiche ricade anche sul caso di Luca Traini, il ventottenne di Tolentino (provincia di Macerata) che in seguito alle rivelazioni sulla tragedia che ha sconvolto il maceratese si è messo a far fuoco per le vie del capoluogo ferendo sei immigrati africani, e che ora è in carcere con l'accusa di strage aggravata da odio razziale.
E poi c'è la politica – col solito codazzo di giornalisti e intellettuali prezzolati a far da megafono –: le destre strumentalizzano la prima vicenda – quelle più moderate con cautela, in stile “squisitamente democristiano” –; le sinistre, la seconda.
Per la serie “er più pulito c'ha la rogna”.
Ma come inquadrare realisticamente un simile scenario?
Che sia in atto una degenerazione sociale, politica e culturale, una vera e propria involuzione rispetto ad un passato non meno contraddittorio e tuttavia più “decente” dei tempi attuali, dovrebbe ormai essere chiaro persino alle nutrie della campagna alessandrina – con buona pace di coloro che scambiano per passatismo o qualunquismo ogni minima considerazione di buonsenso circa gli ultimi vent'anni (e oltre) di storia repubblicana –. Eppure si riesce a fare sempre peggio.
Eh sì, perché se all'atteggiamento scellerato dei sinistri Pol.Cor. – primi responsabili dell'involuzione a cui si accennava – e alla superficialità ed inconsistenza dei destri strilloni aggiungiamo la confusione mentale che sembra cogliere persino chi normalmente sembrerebbe dotato di un certo equilibrio, allora la situazione si aggrava.
Mi spiego meglio...
Nei miei articoli ho fatto spesso accenno alla vacuità di certe polemiche – fra l'altro del tutto strumentali – riguardanti il presunto fascista di turno, il razzista, l'omofobo, poiché di solito, attraverso la giusta e sacrosanta condanna di un qualche atto discriminatorio o di violenza, si cerca tuttavia di manipolare l'opinione pubblica in modo da non far comprendere la differenza fra un disagio sociale che finisce per esprimersi in azioni deprecabili e la reale intolleranza. Il risultato è quindi che un Luca Traini non sia più catalogabile come un disadattato – fra l'altro, con probabili problemi psichici – che sposa idee balzane per esprimere il proprio disagio, e che ad un certo punto esplode passando il segno, ma come sintomo emblematico di un razzismo sopito e ora serpeggiante nel paese.
Ma è proprio così?
Ovviamente una conclusione simile è tipica di colui che fissa il dito rivolto alla luna. Ed è la conclusione auspicata dai manipolatori mediatici politicizzati.
Ma se ci si ragionasse un po' sopra ci si renderebbe conto dell'inganno, in quanto discriminazioni e violenza si combattono per lo più attuando sagge politiche mirate all'abbassamento del livello di frustrazione e malcontento dei ceti medio-bassi. Per intenderci, uno ha il diritto di pensare sciocchezze, ma non di tradurne alcune in azioni, e ciò che può scongiurare questo passaggio non sono certo i pistolotti moralizzatori alla Boldrini – che invece producono l'effetto opposto – e lo spauracchio di un nuovo fascismo alle porte, bensì l'intervento sulle cause primarie di alcune problematiche sociali invece che sugli effetti. Noi non possiamo sapere se Traini avrebbe fatto comunque ciò che ha fatto anche a prescindere dalla situazione e dal contesto attuali. Forse sì. Quello che però sappiamo per certo, in quanto ovvio da sempre, è che gente spinta ogni giorno di più verso un certo limite, quel limite rischia di oltrepassarlo. E questo non significa giustificare l'ingiustificabile – Traini e certi episodi vanno condannati in modo categorico –, ma banalmente centrare il punto che specie certe forze politiche continuano colpevolmente ad eludere, trattando chi si lamenta come un povero stolto e mischiando le carte in modo da poter continuare “legittimamente” a non fare ciò che il buonsenso richiederebbe.
Ma se da una parte – per le ragioni che ho esposto – non sarebbe così impossibile scacciare determinati grilli dalla testa di molte persone “semplici”, ben più complicato può rivelarsi il dover fare i conti con alcuni reali germi di razzismo in seno alle classi più colte, quelle sempre pronte a denunciare il presunto razzista e tuttavia incapaci di cogliere in sé tracce di antichi pregiudizi.
Il fatto è che in seguito alla vicenda di Innocent Oseghale, alla notizia di quelle orrende mutilazioni, è venuto a galla sui social e per le strade il pregiudizio che in fondo covano i benpensanti, chi più chi meno. Proprio coloro che si indignano per le esternazioni razziste sul web ad opera di parte di quel “popolino” che tanto disprezzano, in questo caso hanno gettato la maschera – pur se per un attimo e senza accorgersene – attraverso parole che, più o meno esplicitamente, rimandano ad un messaggio preciso: noi siamo diversi (cioè migliori).
Per intenderci bene, vediamo di esemplificare...
Uno fra i commenti online che più mi hanno colpito in questi giorni è stato quello di un medico, una donna sulla quarantina, liberale e progressista quanto basta per essere annoverata fra i “buoni” della società civile. Sempre in prima linea in difesa del migrante e granitica con chi è in odore di populismo, questa volta scrive: “è orrendo... è troppo... la nostra cultura non è abituata a simili mostruosità”.
La nostra cultura non è abituata a simili mostruosità...
E questo che significa? Che per il cittadino medio di Lagos (la più popolosa città della Nigeria) l'atto di smembrare ed occultare i resti di una giovane donna risulti meno mostruoso che per un milanese, un parigino o un madrileno? Che fuori da qui, dal virtuoso occidente, la gente perbene sia tuttavia meno perbene?
In fondo, è proprio questo che pensano costoro – i radical-chic "sempre finocchi col culo degli altri", come diceva quel comico savonese... –. Né più né meno di chi scorge in ogni caftano lo spettro dell'inciviltà.
Pur se blaterano ogni due per tre di muri da abbattere e porte da spalancare, in cuor loro si sentono figli di una civiltà superiore, progredita, depositari di virtù che altrove non sono la norma; degli spiriti caritatevoli la cui “bontà” impone loro di accogliere i meno evoluti affinché si elevino pur essi ai più alti standard raggiunti da parte del genere umano, quelli che il generoso ed illuminato occidente promuove.
Quasi rabbrividisco...
Tutto ciò è a tal punto meschino, ipocrita e autenticamente razzista – altro che “li neo-fascisti”... – da lasciare attoniti. Ed è quello che molti sedicenti antifascisti covano in fondo ad un cuore intriso di pregiudizi.
Ebbene, parliamone di questa nostra cultura, dei nostri valori, della nostra civiltà.
La nostra cultura non è abituata a simili mostruosità? Che barzelletta... La nostra cultura (anche se sarebbe meglio dire la nostra civiltà) è abituata a massacri su larga scala; la nostra cultura è abituata ad opprimere e sfruttare interi popoli gettandoli nell'inferno in terra; la nostra cultura è abituata ad ignorare che solo fino alla metà del secolo scorso in alcune aree dei civilissimi Stati Uniti d'America i neri avevano posti a parte sugli autobus – senza contare tutte le altre carognate che i neri d'America han dovuto patire –; la nostra cultura ha prodotto criminali d'ogni foggia, che non si sono certo fatti scrupolo finanche a disciogliere gente viva nell'acido; la nostra cultura ha visto orde di fascisti sputare sul cadavere di chi fino a poche ore prima appoggiavano senza indugio. La nostra cultura è ormai talmente ipocrita e in preda a degenerazione da farci percepire sensato l'accoglimento ad oltranza di masse migranti inassorbibili in un così breve spazio temporale e al contempo da renderci giustificabile un pensiero infame e recondito che, sotto sotto, ci suggerisce la nostra superiorità di bianchi occidentali rispetto al resto del mondo.
E pertanto, in cosa “noi” possiamo dirci meglio di “loro”? Bé, a seminare miseria e distruzione per il globo terracqueo, sicuramente. In quello, specie negli ultimi duecento anni, non abbiamo avuto rivali.
Ora qualcuno penserà: ma si è ammattito? E la difesa delle nostre radici? E la salvaguardia della nostra identità di italiani, francesi, spagnoli eccetera?
Ma come si può difendere giustamente se stessi e le proprie radici culturali dall'omologazione planetaria senza onestà intellettuale? Come si può evolvere davvero senza affrancarsi dal meschino per esaltare al massimo il buono? Ogni civiltà, ogni cultura, ogni tempo, è un intrecciarsi di luci ed ombre, e non riconoscere questo significa finire con l'adorare le ceneri invece di custodire il fuoco; perpetuare errori del passato invece di sviluppare virtù antiche nel presente.
Nessuno è superiore a qualcuno per il semplice fatto di essere venuto al mondo in un posto invece che in un altro. Esistono certo paesi in cui si punisce ancora l'adulterio con la lapidazione, in cui si insegna che certuni sono in diritto di opprimere certi altri. Ma l'uomo il cui cuore è nobile si dole là come qui. E lo fa autenticamente, nel suo intimo, non ostentando indignazione su di un social network.
Ecco perché, come va rigettata l'accusa infamante di essere razzisti e senza cuore perché si contestano delle politiche di accoglienza dissennate, allo stesso modo non si può indulgere ad un diverso tipo di stupidità che porta invece a vedere in un nigeriano un uomo che se agisce civilmente è perché è diventato un po' meno nigeriano, magari copiando da noi – che ci pensiamo sempre avanti di cento passi –.
Le trappole delle logiche antitetico-polari vanno sfuggite come la peste.
Innocent Oseghale è un delinquente. Punto. Un soggetto poco raccomandabile che le nostre autorità hanno colpevolmente lasciato circolare sul territorio nazionale in clandestinità – complice il coro di anime belle tanto accoglienti che ora inorridisce –. Non è la Nigeria ad averlo reso quel che è, come non è l'Italia ad aver reso Luca Traini uno stragista (mancato per un soffio) di innocenti.
Quindi vediamo di svegliarci, perché se non si saprà usare il cervello ed inquadrare i fenomeni in atto per ciò che realmente sono, coadiuvando un processo di rinnovamento politico-culturale profondo e combattendo le cause (la malapolitica) invece degli effetti (l'immigrato), di Oseghale e di Traini – quantomeno in potenza – si riempirà il paese.
E a quel punto, hai voglia a giocare ai “buoni” contro i “cattivi” su facebook...

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