PARLIAMONE CON... ANDREA ROVERE

Hiroshima e il "doppiopesismo" filo-atlantista

Riflessioni su di un "doppiopesismo" inaccettabile ricordando la tragedia di Hiroshima.

Nella giornata di ieri, 6 agosto, ricorreva il triste anniversario dell'attacco atomico che vide polverizzata la cittadina giapponese di Hiroshima. Gli Stati Uniti d'America infierivano così su di un Paese ormai finito, sganciando un ordigno che in un attimo stroncò la vita di circa 70.000 persone, e i cui effetti a lungo termine ancor più vittime hanno mietuto nel corso degli anni.
Lo stesso copione veniva ripetuto tre giorni dopo. In questo caso, la cittadina era Nagasaki.
Con l'unico obiettivo di “mostrare i muscoli” all'Unione Sovietica – poiché, come già evidenziato, il Giappone era ormai in ginocchio –, inaugurando di fatto il periodo della cosiddetta Guerra Fredda, il governo statunitense si è macchiato di uno dei più sanguinosi crimini della storia. Crimine al quale non è seguita tuttavia alcuna Norimberga, e che nessun presidente americano fino ad ora ha mai condannato pubblicamente – compreso il premio Nobel per la pace (sic!) Barack Obama –.
C'è allora da chiedersi come sia possibile che ancora oggi, per di più dopo le tante guerre scatenate un po' ovunque nel globo dalla “più grande democrazia del mondo” (sic!), milioni di persone continuino a cascare nel tranello di chi non si stanca di ripetergli ogni giorno che gli USA siano incondizionatamente “i buoni” e che pertanto non vi sia nulla di strano se si arrogano il diritto di stabilire, a seconda delle occasioni, chi siano “i cattivi”.
Se gli USA scatenano una guerra, trattasi di “guerra umanitaria”; i loro bombardamenti sono “bombardamenti etici”; le sanzioni imposte a paesi cattivoni sono per l'appunto giustificate, e in caso di embargo parliamo senz'altro di “embargo terapeutico”, poiché loro non sono semplicemente i poliziotti del mondo, ma anche i medici curanti che, ahimé, si trovano di tanto in tanto costretti a somministrare terapie d'urto a coloro che intendono resistere all'americanizzazione del pianeta.
Non passa giorno in cui il governo USA – l'attuale così come i precedenti – non si lasci andare al vizietto d'impartire una qualche lezioncina di civismo a chicchessia, trascendendo addirittura il ridicolo quando si tratta di ammonire un qualche Paese in possesso di armi atomiche. Certo, quelle le devono possedere soltanto loro. Lo fanno per la sicurezza del pianeta. Si sa, certi "giocattoli" in mano a bimbi monelli rischiano di far danni. Loro invece son gente responsabile... Gente responsabile che tuttavia quelle bombe in testa a civili inermi le ha sganciate per davvero, a differenza dei bimbi monelli a cui si fa il predicozzo con tono ammonitore un giorno sì e l'altro pure.
Di acqua sotto i ponti ne è passata, dirà qualcuno... Bé, viste le guerre scatenate in vario modo, alcune delle quali ancora in corso, un'acqua dalle sfumature rossastre... Ma si sa, dal momento che tutto ciò che fanno gli USA è a fin di bene, perché star lì a rivangare il passato? Ci viene rinfrescata la memoria puntualmente in merito a diverse tragedie della storia, ma appena si fa notare il “doppiopesismo” sempre a vantaggio della condotta americana, ecco che scatta una sorta d'imbarazzo, come se dire le cose come stanno – quando si parla di USA – fosse pretestuoso e non banalmente doveroso al fine di ristabilire un po' di quell'equilibrio che storici dementi, giornalisti prezzolati ed intellettuali di scarso intelletto hanno completamente stravolto da settant'anni a questa parte.
Ecco che allora spendere due parole per ricordare quel 6 agosto ha oggi più senso che mai, poiché nonostante i fatti continuino a raccontare di un Paese arrogante ed aggressivo – e s'intende sempre riferirsi alle azioni dei governi, non certo al popolo in sé –, siamo ancora qui a farci prendere per il naso dalla favoletta dell'"impero del bene" in strenue lotta per la pace, la democrazia, la libertà.
Tutto ciò è francamente inammissibile.
Diamoci a questo punto una svegliata se intendiamo comprendere la realtà attuale e – a maggior ragione nel caso di noi italiani – uscire dalla palude nella quale l'Europa è costretta ad affondare i piedi ormai da troppo tempo, perché se continuiamo a prestarci al gioco che i maggiori media ci propongono ogni giorno, in cui vi sono sempre buoni e cattivi a priori, non solo eviteremo di fare il nostro interesse a vantaggio di chi invece ci vuole perennemente sottomessi, ma arriveremo al punto di non distinguere più nemmeno una palese menzogna da un'innegabile verità.

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